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Per comprendere il ruolo crescente della filantropia privata nella cooperazione internazionale allo sviluppo è indiscutibilmente necessario prendere coscienza di cosa sia questa branchia presuntivamente umanitaria delle relazioni internazionali. Il cambio di governanceglobale in atto nel mondo dell’international development aid ci ricorda quei processi di “aziendalizzazione” che hanno investito in pratica ogni ramo delle politiche pubbliche negli ultimi decenni. Nel processo di ridefinizione e ridimensionamento delle funzioni statali, non poteva restare immutata la delega che il capitale accordava un tempo agli Stati-Nazione in materia di politiche imperialiste, anche le piùsoft. Oggi, nell’epoca di massima concentrazione monopolistica, i grandi conglomerati di capitali acquistano un nuovo protagonismo anche sul piano umanitario: possono ora fare a meno della mediazione degli stati e promuovere in prima persona la loro idea di corporate globalisation. Ciò non significa ovviamente che il ruolo degli stati si è definitivamente concluso, quanto piuttosto che si è esaurita l’illusoria speranza socialdemocratica dello stato posto a mediazione tra capitale e lavoro, anche su scala internazionale. Per cogliere appieno questa tendenza occorre però spogliarsi di varie illusioni romantiche che avvolgono il mondo della cooperazione. Senza alcun intento demonizzante e convinti della buona fede di alcune istituzioni e moltissimi lavoratori del settore, cercheremo di decostruire l’immaginario salvifico con dati e fonti insospettabili. (segue)

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