Ryuichi Sakamoto – Forbidden Colours

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Beetlejuice – Spiritello porcello

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Beetlejuice – Spiritello porcello (Beetlejuice) è un film del 1988 diretto da Tim Burton

I pacifici coniugi Maitland, Adam e Barbara, rimangono vittima di un brutale incidente d’auto. Tornati da soli nella loro villa, scoprono cose bizzarre: sono capaci di fare azioni e gesti sovrannaturali, nessuno è in grado di vederli, fuori di casa li attende un deserto e spaventoso luogo abitato dai mostruosi Vermi delle Sabbie. Grazie a un libretto chiamato “Il Manuale del Novello Deceduto“, capiscono di essere morti e soprattutto di essere diventati dei fantasmi.

La loro casa rimane ufficialmente vuota e viene acquistata dall’eccentrica famiglia Deetz, che da New York porta tutte le nevrosi tipiche della grande mela. Adam e Barbara, infastiditi dalle loro insopportabili personalità, tentano di spaventarli senza successo. La figlia adottiva dei Deetz, Lydia, una sconsolata e lugubre ragazza goth, è capace di percepirli e vederli e cerca invano di aiutarli. Adam e Barbara attraversano un portale e si recano nell’Altro Mondo, più simile ad un ufficio statale che all’oltretomba, dove si consultano con la loro assistente tombale Juno: dovranno restare nella loro casa per almeno 125 anni e se vorranno imparare a spaventare gli scocciatori dovranno studiare a fondo il Manuale del Novello Deceduto.

Nonostante i fermi avvertimenti di Juno, Adam e Barbara contattano il suo ex-assistente Betelgeuse (nome che si pronuncia come “Beetlejuice”), una sorta di bizzarro ghoul che di professione fa il “bio-esorcista”, ovvero il contrario del classico esorcista: è un fantasma che si sbarazza degli umani per dare pace agli altri spiriti. Adam e Barbara si pentono presto di averlo invocato e quindi studiano un altro modo per scacciare i Deetz, ma Betelgeuse, furioso di essere stato rifiutato, decide di restare e si sistema nel minuscolo cimitero del villaggio in scala di Adam. Nel frattempo Charls Deetz, affascinato dall’ambiente pacifico della piccola cittadina, chiama il suo capo Maxi Dean cercando di convincerlo di renderla una meta turistica, ma con poco interesse di quest’ultimo.

Durante una cena, i Maitland provano a spaventare i Deetz e i loro ospiti possedendoli e facendogli ballare la Day-O (Banana Boat Song) ma falliscono miseramente e li fanno solo divertire. Betelgeuse, invocato definitivamente, entra in scena: terrorizza i Deetz sotto forma di un mostruoso serpente gigante e non compie una strage solo grazie al provvidenziale intervento di Barbara. Juno convoca nell’Altro Mondo i Maitland per rimproverarli per aver invocato Betelgeuse nonostante i suoi avvertimenti e per aver dato prove agli umani dell’esistenza dei fantasmi. Prima di lasciarli andare testa le loro capacità di spavento facendogli deformare le proprie facce. Intanto, Lydia è intenta a suicidarsi per unirsi agli spiriti ma è fermata prima che invochi il malvagio Betelgeuse. Maxi Dean, anziché trasformare il villaggio in una meta turistica, sarebbe più interessato ai due fantasmi da catturare per poi esporli come fenomeni da baraccone.

Otho, l’amico intimo della signora Deetz, riesce ad impadronirsi del Manuale del Novello Deceduto e organizza una seduta spiritica seguendo le istruzioni per invocare i due fantasmi, non sapendo che un esorcismo contro Adam e Barbara è un procedimento mortale per gli spiriti. Lydia, pur di salvare i suoi amici fantasmi, invoca Betelgeuse e accetta di sposarlo. Così il folle demonio terrorizza una volta per tutte Otho, si sbarazza di Dean e dei suoi colleghi per poi però prendere in ostaggio i coniugi Deetz e invocare un corteo matrimoniale infernale per sposare Lydia e intrappolare Barbara (su Saturno) e Adam (nel suo villaggio in scala). I Maitland controattaccano, salvano i Deetz e sconfiggono Betelgeuse, che viene inghiottito da un Verme delle Sabbie.

Alla fine, I Maitland e i Deetz stabiliscono finalmente la pace mentre l’umiliato Betelgeuse attende una fila infinita nella sala d’aspetto dell’Altro Mondo.

Train de vie – Un treno per vivere

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Train de vie – Un treno per vivere (Train de vie) è un film del 1998 diretto da Radu Mihăileanu, che tratta in maniera ironica la Shoah.

Siamo in un villaggio ebraico dell’Europa dell’Est, nel 1941. Shlomo, lo schnorrer, il pazzo del villaggio, avvisa i suoi compaesani che nei villaggi vicini gli ebrei stanno venendo deportati dai militari nazisti. Si riunisce così il consiglio degli anziani che, grazie ad un’idea di Shlomo, decide di organizzare un finto treno di deportazione, che in realtà accompagni tutto lo shtetl in Palestina passando per l’Unione Sovietica. Ci si divide i compiti tra le parti dei militari nazisti (ebrei che dovranno travestirsi come i loro nemici), dei deportati e del macchinista (un lavoratore del Ministero delle Ferrovie che riesce a manovrare il treno seguendo un manuale), grazie anche al lavoro di falegnami, sarti e a Schmecht, insegnante ebreo di tedesco accorso per istruire i finti soldati nazisti, insegnando loro a parlare tedesco senza l’accento yiddish. Giacché i villaggi vicini iniziano a sospettare qualcosa, gli abitanti anticipano la partenza per una “auto-deportazione” su un vecchio treno, assemblato con rotabili acquistati al momento in modo da sembrare una vera vettura nazista, con tanto di vagoni per deportati e vagoni-letto per i soldati. Sulla via incontreranno non poche difficoltà, facendosi più volte scoprire e fermare dalle forze militari dell’Asse; tuttavia, grazie a eccezionali espedienti, riescono di volta in volta a scamparla sempre.

Presto cominciano a sorgere problemi persino all’interno della comunità, dove ebrei deportati, ebrei convertiti al credo comunista ed ebrei-nazisti cominciano a dar vita ad una serie di grotteschi battibecchi legati ai diritti degli insoliti viaggiatori del treno, arrivando perfino al punto in cui i comunisti designano i soviet dei vagoni di deportazione, in opposizione alla politica “dal braccio di ferro” di Mordechai, il mercante di mobili che comanda i finti nazisti. Gli abitanti dello schtetl non ingannano solo i militari tedeschi: per tutta la durata del viaggio un gruppo sabotatori della resistenza comunisti tenteranno di far saltare in aria il treno credendolo un vero treno di deportazione nazista, ma con scarsi risultati. Proprio quando sembrano sul punto di essere scoperti da una truppa tedesca, la compagnia di ebrei si unisce ad una carovana di zingari i quali, travestiti da tedeschi, avevano fermato per un controllo il “treno fantasma”. Lo squinternato treno riesce infine a raggiungere il confine sovietico, e i suoi passeggeri trovano la tanto sognata “salvezza”, finalmente liberi di ritornare nella terra promessa. Alla fine si scoprirà che in realtà era tutto immaginato dal giovane ragazzo, Shlomo: infatti lui e gli abitanti del villaggio sono stati tutti già imprigionati in un campo di concentramento.