Era mio padre

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Era mio padre (Road to Perdition) è un film del 2002 diretto da Sam Mendes, basato sull’opera a fumetti di Max Allan Collins

1931, Illinois (USA). Michael “Mike” Sullivan, padre amorevole e marito affettuoso, lavora come killer per conto dell’irlandese John Rooney, boss mafioso che l’ha cresciuto come un figlio. Una sera il figlio maggiore, Michael Jr., assiste ad una “esecuzione” operata dal figlio di Rooney, Connor, e da suo padre. Temendo che il ragazzino racconti tutto, Connor decide di eliminarlo, uccidendo però la moglie e il figlio più piccolo di Mike.

Per quest’ultimo e per Michael Jr. inizia dunque una disperata fuga. Per trovarli e giustiziarli, Connor ingaggia Maguire, un killer dal profilo psicologico contorto, il cui lavoro ufficiale è quello di fotografare i morti ammazzati. Dopo essere sfuggiti parecchie volte al sicario, e dopo aver affrontato ed eliminato John e suo figlio Connor, Mike e il figlio Michael Jr. arrivano al confronto decisivo con Maguire, che si introduce furtivamente nella villa al lago dove padre e figlio dovevano vivere una vita tranquilla, sparando alla schiena a Mike, e quest’ultimo, mentre il figlio sta per essere aggredito, spara a Maguire e lo uccide. Michael Junior accorre da suo padre, gravemente ferito, e suo padre gli muore tra le braccia. Il ragazzino continua la propria vita nella fattoria di due contadini che pochi giorni prima avevano curato Michael Sullivan dopo che era stato ferito ad un braccio. Lì il piccolo Mike crescerà ricordando quelle sei settimane, in cui dietro al padre, aveva visto tutto ciò di cui è capace l’animo umano. Forse anche grazie a questa incredibile esperienza riesce a perdonare quell’uomo che per lui non era né buono né cattivo, ma semplicemente suo padre.

Lost in Translation – L’amore tradotto

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Lost in Translation – L’amore tradotto (Lost in Translation) è un film del 2003, scritto, diretto e prodotto da Sofia Coppola con protagonisti Bill Murray e Scarlett Johansson. Il film ruota intorno al particolare rapporto tra l’attore in declino Bob Harris e la neolaureata Charlotte, nato in un grande hotel di Tokyo

Due americani, il maturo Bob e la giovane Charlotte, si incontrano e fanno amicizia in un lussuoso albergo di Tokyo. Star del cinema in declino, Bob è arrivato per girare uno spot pubblicitario di una marca di whisky; il lavoro non lo entusiasma e ha sempre la sensazione di mancare qualcosa nelle traduzioni degli interpreti. Charlotte accompagna John, il marito, fotografo in ascesa che non rinuncia mai ad un incarico e per questo la trascura; le telefonate ad amici e famigliari lasciano intuire una situazione di grande solitudine interiore. Bob e Charlotte passano molto tempo in albergo; la notte, presi entrambi dall’insonnia, si rifugiano al bar sempre aperto.

Quando John parte per un impegno fuori città, i due passano più tempo insieme. Si conoscono sempre meglio, affrontano argomenti come il lavoro, il matrimonio e la famiglia (Bob ha moglie e due figli), escono, frequentano altre persone, vanno in qualche locale. La Tokyo allucinata delle luci e dei video game non fa per loro: più spesso restano in camera, parlano, si guardano e si capiscono perfettamente.

Dopo aver accettato di partecipare ad uno show televisivo nei giorni in cui Charlotte fa una escursione a Kyoto, Bob capisce che è il momento di ripartire. Quella notte, tuttavia, la cantante del nightclub si avvicina a lui e i due passano la notte insieme. La mattina dopo Charlotte, passata a trovarlo per un invito a pranzo, lo capisce e si irrita. I due pranzano insieme e la ragazza è ancora molto fredda. La sera Bob le annuncia che tornerà a casa il giorno dopo e Charlotte si rattrista.

I due passano un’ultima serata insieme al bar, dove dai loro sguardi e dalle loro parole è ancora evidente la magica alchimia che si è creata tra loro. Bob le confessa di non voler partire e Charlotte gli suggerisce di restare con lei. La mattina dopo Bob sta per lasciare l’albergo e tra i due avviene un saluto imbarazzato e triste. Ma poi dal taxi verso l’aeroporto Bob rivede Charlotte che cammina per strada. Si ferma, la raggiunge e i due si abbracciano teneramente. Bob le sussurra qualcosa all’orecchio e infine la bacia. Charlotte piange. I due si salutano di nuovo, questa volta felici, e Bob va verso l’aeroporto.

Il paziente inglese

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Il paziente inglese (The English Patient) è un film del 1996 diretto da Anthony Minghella, tratto dall’omonimo romanzo dello scrittore canadese Michael Ondaatje.

Seconda guerra mondiale. Il conte ungherese László Almásy non ha più un viso da quando il suo aereo è precipitato nel deserto e tutto il suo corpo si è trasformato in una gigantesca piaga. Hana è una giovane infermiera canadese, ha perso in guerra il suo fidanzato e successivamente la sua migliore amica in seguito ad un incidente nel convoglio su cui viaggiavano: a causa di queste tragedie decide di abbandonare i commilitoni e stabilirsi in un convento abbandonato vicino a Pienza (Siena) in attesa della imminente fine del conflitto.

In questa casa si prenderà cura dell’uomo sconosciuto che lei chiama “paziente inglese”; tra le altre cose Hana legge quotidianamente al suo malato un libro a cui lui sembra tenere più di ogni altra cosa. Leggendo le Storie di Erodoto, Hana comincia ad essere attratta dal paziente e dai suoi misteri e nel frattempo sono proprio queste letture che riportano il paziente indietro nel tempo, a continui, piacevoli ma anche dolorosi ricordi; lo riportano soprattutto al periodo prima della guerra, quando nel deserto del Nord Africa, che doveva mappare per conto della Reale Società Britannica, aveva conosciuto l’amata Katherine, pur sposata con il lord inglese Geoffrey Clifton.

Nel monastero trovano alloggio anche una spia canadese, infiltrata nei partigiani con lo scopo di disarmarli vista l’imminente fine del conflitto, di nome David Caravaggio, che conosce il nome e la storia del misterioso “paziente inglese” a causa di misteriosi contatti tra i due nel passato; e in seguito l’artificiere sikh Kip Singh, che si stabilirà nel monastero per bonificare la zona dalle bombe e mine antiuomo piazzate dai tedeschi. La presenza dell’artificiere consente ad Hana di dimenticare il suo fidanzato defunto e la sua morbosa passione per i ricordi del “paziente inglese” per concentrarsi sull’amore sano e genuino che nutre nei confronti del giovane sikh.

Scent of a Woman

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Scent of a Woman – Profumo di donna (Scent of a Woman) è un film del 1992 diretto da Martin Brest, con protagonista Al Pacino. È il remake dell’omonimo film Profumo di donna del 1974, diretto da Dino Risi e interpretato da Vittorio Gassman, tratto dal romanzo Il buio e il miele di Giovanni Arpino del 1969.

Charlie Simms è studente presso una prestigiosa scuola del New England, pur non provenendo da una famiglia agiata come la maggior parte dei suoi compagni. Per pagarsi il viaggio in aereo che gli avrebbe permesso di tornare dalla sua famiglia per Natale, Charlie accetta un lavoro temporaneo durante il week-end del Ringraziamento per fare da accompagnatore a Frank Slade, un tenente colonnello in pensione cieco, dal carattere scorbutico e dedito al bere.

Charlie e George Willis, Jr., un altro studente, assistono alla preparazione di uno scherzo che viene perpetrato ai danni del preside della scuola, Mr. Trask; questi apre un’inchiesta e mette pressione ai due testimoni affinché rivelino i nomi dei colpevoli. Trask infatti minaccia Charlie di togliergli la borsa di studio per Harvard, mentre l’altro studente ha poco da temere, essendo suo padre uno dei finanziatori della scuola.

Durante i giorni di festa, il giovane, tormentato da questa minaccia, trascorre il suo tempo con il colonnello Slade, che lo trascina a sorpresa a New York, al Waldorf-Astoria Hotel, rivelandosi un uomo dalla personalità poliedrica: a tratti irascibile e spigoloso, in altri istanti ironico e autoironico, in altri istanti irresistibile seduttore di donne, per le quali ha una particolare passione.

Il giorno del Ringraziamento, i due si recano a casa del fratello maggiore del colonnello, dove questi impressiona i commensali con aneddoti sconci. Il giorno dopo, per combattere lo strano abbattimento morale di Slade, Charles lo porta a fare un giro su una Ferrari, sua altra grande passione.

Nello stesso pomeriggio, in un fulmineo atto di eroico coraggio, il ragazzo lo salva da un tentato suicidio. A questo punto, tra i due si sviluppa un rapporto padre-figlio. Il giovane racconta dei suoi problemi a scuola, ma il colonnello rimane evasivo in fatto di consigli, in quanto ha già scoperto che Charles non intende svelare il nome dei colpevoli, non cedendo al ricatto del preside.

Terminato il rocambolesco week-end, l’intera Beard School viene convocata in assemblea da Trask, per discutere gli ultimi avvenimenti. A sorpresa appare il colonnello in difesa di Charlie in loco parentis, il quale, durante un memorabile intervento, accusa la Beard School di preparare leader disonesti, se qualcuno ha potuto sperare di corrompere il giovane Charles assicurandogli un futuro.

A questo punto, la commissione di disciplina studenti-docenti scagiona Charles da ogni responsabilità nella vicenda, e un umiliato preside Trask ne prende atto, mentre il colonnello Slade torna a casa della nipote.

Sette anni in Tibet

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Sette anni in Tibet (Seven Years in Tibet) è un film del 1997 diretto da Jean-Jacques Annaud, ispirato ad un libro autobiografico scritto da Heinrich Harrer e pubblicato nel 1953.

Austria, 1939, Heinrich Harrer è un giovane e arrogante scalatore di monti, membro del Partito Nazionalsocialista Tedesco dei Lavoratori, scelto dal governo tedesco per scalare le montagne dell’Himalaya, raggiungendo il misterioso Nanga Parbat, la nona vetta più alta del mondo, dove altre quattro spedizioni tedesche hanno fallito dopo la perdita di undici membri. Il giorno della partenza da Graz, l’alpinista ha un litigio furioso con la moglie Ingrid, incinta e prossima al parto, la quale preferirebbe che lui non partisse. Heinrich parte ugualmente, lasciando Ingrid alle cure di Horst Immendorf, un amico di famiglia, e si unisce al gruppo di Peter Aufschnaiter.

Durante la scalata, un’ascesa di ben ottomila metri, non ha la solita disinvoltura che lo contraddistingue, tanto che cade inavvertitamente perdendo un rampone e ferendosi a un piede. Dopo che gli scalatori sono stati costretti a ritirarsi a causa delle valanghe di neve, Heinrich, Peter e il resto del gruppo vengono arrestati dal presidio dell’Impero britannico in India in quanto cittadini del Terzo Reich: in Europa è iniziata la guerra e tra il governo di Londra e quello di Berlino si sono accese le ostilità. Gli scalatori vengono imprigionati in un campo di detenzione britannico, il Dehra Dun P.O.W. Camp, dove Heinrich riceve per corrispondenza la richiesta del divorzio dalla moglie, che vorrebbe sposare Horst, e la conferma che suo figlio, Rolf, è nato.

Durante i tre anni che seguono, Heinrich tenta ripetutamente la fuga da Dehradun, ma i britannici lo arrestano sempre in anticipo, raddoppiando la guardia e lo stato di allerta. Nel settembre 1942, però si unisce a Peter e ai compagni, che hanno pianificato l’evasione travestendosi da soldati, e finalmente riesce a scappare. Dopo l’evasione, però, si separa, volendo raggiungere il Tibet. Dopo essersi riunito a Peter, che disapprova i suoi metodi sprezzanti e la sua dichiarata mancanza di principi, Heinrich raggiunge il confine con il Tibet, il più alto e isolato Paese del mondo, nonostante l’ostinata diffidenza del popolo tibetano. I monaci del villaggio di frontiera che raggiungono spiegano loro i motivi di una così elevata diffidenza: Sua Santità il Grande Tredicesimo Dalai Lama, prima di morire, aveva previsto che un giorno gli stranieri avrebbero invaso il Paese e dato inizio a un’era di morte e distruzione, bandendo i monaci e proibendo l’antica e radicata tradizione buddhista.

Sfuggiti nuovamente alle autorità che vorrebbero rimandarli in India, Heinrich e Peter raggiungono di nascosto la Città Santa e Proibita di Lhasa, casa dei Dalai Lama, vietata da sempre agli stranieri, dove vengono ospitati da Tsarong, un tempo ministro della difesa del governo del Thubten Gyatso, e aiutati da Ngawang Jigme, un giovane segretario ambizioso al servizio del Reggente e del governo del giovane Quattordicesimo Dalai Lama, il bambino Tenzin Gyatso.

Heinrich trova un lavoro come geometra, mentre il suo amico sposa una tibetana, Pema Lhaki. Un brutto giorno del maggio 1945, però, riceve una lettera del figlio Rolf, che lo invita a non scrivere più, sostenendo di non essere suo figlio, ma figlio di Horst. Subito dopo viene convocato dalla madre del Dalai Lama, molto riverita dai tibetani, la quale lo conduce al palazzo del Potala, residenza del giovane figlio, che gli richiede la costruzione di un cinema. Tra i due inizia così un rapporto molto profondo di affetto. Heinrich gli insegna l’inglese e lo affaccia alla conoscenza dell’Occidente, mentre il giovane Tenzin Gyatso gli svela i più remoti segreti della civiltà del Tibet, a lungo rimasta ignota al mondo intero.

Un giorno i cinesi, da poco unitisi nella Repubblica Popolare Cinese del presidente Mao Zedong dichiarano l’intenzione di annettere il Tibet al loro Stato, ma il Reggente non riconosce la sovranità dei cinesi sul Tibet, pertanto incarica Tsarong di riorganizzare l’esercito. Heinrich e Peter sono coinvolti, su richiesta del Reggente, in aiuto di Tsarong, ma le possibilità di respingere l’invasione sono scarsissime. Il governo di Lhasa tenta quindi di negoziare, ma i generali cinesi, giunti a Lhasa con disprezzo e arroganza, guidati da Chang Jing Wu, rimangono delusi dall’incontro con il giovane Dalai Lama, e lasciano il Tibet sostenendo che la religione sia veleno.

Ngawang Jigme, divenuto ministro e governatore di Chamdo, ha il compito di respingere i cinesi, ma al termine della battaglia, un trionfo entusiasmante per i cinesi, fa esplodere il deposito di munizioni e dichiara la resa, giungendo a un accordo con i cinesi. I tibetani sono disperati, perché se a Chamdo non si fosse giunti alla resa per ordine di Ngawang, e con le munizioni, si sarebbe potuto fare moltissimo per frenare l’invasione cinese.

Heinrich si riunisce al Dalai Lama per l’ultima volta. Il giovane respinge l’ipotesi di partire per l’India, come precauzione, e lo invita a rimanere fino al giorno della sua incoronazione, convincendolo poi a tornare in Austria dal figlio Rolf.

Anni dopo si ricongiunge col figlio

L’età dell’innocenza

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L’età dell’innocenza (The Age of Innocence) è un film del 1993 diretto da Martin Scorsese, distribuito dalla Columbia Pictures ed interpretato da Daniel Day-Lewis, Michelle Pfeiffer e Winona Ryder. Il film è tratto dall’omonimo romanzo di Edith WhartonNew York, fine Ottocento. Newland Archer, ricco avvocato, è fidanzato con May Welland, bella ma convenzionale aristocratica. Newland comincia ad avere dubbi sulla propria vita, domandandosi se sia possibile cambiare i piani prestabiliti dopo l’arrivo della cugina di May, l’esotica e sofisticata contessa Ellen Olenska. Ellen sta tentando di divorziare dal marito che la maltratta, un contepolacco che la segrega dalla vita sociale. Mentre Newland cerca di dissuaderla dal divorzio, per evitare lo scandalo, si accorge di amarla e diventa sempre più disilluso nei confronti della società a cui appartiene e verso l’idea di cominciare un matrimonio senza passione con May.

Pomodori verdi fritti alla fermata del treno

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Pomodori verdi fritti alla fermata del treno (Fried Green Tomatoes) è un film drammatico del 1991, diretto da Jon Avnet e basato sul libro di Fannie Flagg Pomodori verdi fritti al caffè di Whistle Stop.

Evelyn Couch e suo marito Ed si recano in una casa di riposo dove alloggia la zia dell’uomo. Quando entrano nella camera della donna, questa caccia via Evelyn tirandole addosso un cestino con dei dolci. Evelyn decide di aspettare che Ed finisca la visita e prende posto nel salotto della casa di riposo: qui viene adocchiata da un’anziana ospite della struttura, Ninny, che intavola con lei una conversazione.

Ninny racconta a Evelyn che vive a Whistle Stop e le chiede se c’è mai stata, per puro caso Evelyn andando verso l’ospizio era passata per quel paesino ormai abbandonato. Whistle Stop è una cittadina dove la linea ferroviaria è ormai in disuso. Ninny inizia così a raccontarle una storia avvenuta molti anni prima: la storia di amicizia di due giovani donne anticonformiste, Idgie e Ruth, che nel cuore del sud degli Stati Uniti degli anni trenta, ebbero il coraggio di ribellarsi alla prepotenza maschile e al razzismo dilagante. Ninny racconta a Evelyn del Whistle Stop Café, gestito dalle due donne, e dall’amore che lega Idgie e Ruth fino alla fine.

Con questo racconto le emozioni e gli stati d’animo che affollano la vecchia signora riescono a entrare nella vita di Evelyn, che rinascerà e riscoprirà il piacere di sentirsi viva e di aggiustare ciò che nella sua vita non va come lei vorrebbe.