Alberto Bagnai: “Dall’euro si può uscire, Merkel e Draghi hanno paura. E la Sinistra mette a rischio la democrazia”

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Alberto Bagnai, docente di Politica economica, punta di diamante della schiera (sempre più folta) di economisti contrari alla moneta unica: fino a poco tempo fa auspicare o anche solo immaginare l’uscita dall’euro era considerato folle, bizzarria qualunquista e irrealizzabile. E invece…
Fino a due mesi fa solo la verità era dalla nostra parte. Ora anche Trump. L’establishment ha fatto male i calcoli. Prima ha creduto che non potesse vincere, sottovalutandolo. E lui ha vinto. Poi ha creduto che non mantenesse le promesse. E lui ha cominciato a mantenerle. Così ora è emerso il segreto di pulcinella. Ovvero che Trump nel suo programma economico, che io avevo letto a settembre, accusa la Germania di essere una manipolatrice di valuta. Questo ha suscitato una quantità di interpretazioni poco approfondite, ma è un dato riconosciuto come sostanzialmente giusto dalla letteratura scientifica e anche dalla stampa anglosassone distante da Trump, come il Financial Times. Soprattutto questa posizione ha seminato panico tra le “fila nemiche”.

In che modo?
Due dichiarazioni provenienti dal potere si sono rivelate un boomerang. Mi riferisco a quanto detto da Mario Draghi e Angela Merkel.

Partiamo da Draghi e dalle sue dichiarazioni contraddittorie sull’euro irreversibile.
Draghi ha fatto una sparata sui 358 miliardi da pagare nel caso in cui si decidesse di uscire dalla moneta unica. Lo ha fatto chiaramente con intenti minacciosi. Ma quell’affermazione si è rivelata un boomerang, perché Draghi ha fatto capire che uscire è tecnicamente possibile. Tant’è vero che è stato costretto a smentire, dicendo che l’euro è irreversibile. Ma la smentita, come dice il detto, è una notizia data due volte.

Draghi dunque ha ammesso che si può uscire dalla moneta unica. Non male direi…
Sappiamo ora che si può uscire dall’euro, visto che l’ha ammesso persino lui. Sulla natura dei saldi target 2 è in corso un dibattito, ma se fossero veramente debito pubblico li contabilizzeremmo lì e invece non lo stiamo facendo. Inoltre nei confronti di questa Europa non abbiamo solo debiti ma anche crediti, pensiamo ai 65 miliardi stanziati per salvare la Grecia, o meglio le banche francesi e tedesche che avevano fatto prestiti alla Grecia. Il punto politico è che Draghi voleva incutere paura ma in realtà ha indicato la via d’uscita. Segno che il potere non è più in grado di parlare.

Poi c’è la Merkel che dopo anni a cianciare di integrazione europea e destino unico, se ne esce con la teoria dell’Europa a due velocità, come una “populista” d’antan.
Merkel ha parlato di Europa a due velocità per rispondere a Trump, ma in questo modo ha reso evidente a tutti che questa Ue ha paura del presidente americano. E bisognerebbe chiedersi perché. Ma soprattutto parlando di Europa a due velocità ha messo in luce il vero problema dalla Ue. Ovvero, la Francia andrebbe con il Nord o con il Sud? Tutti danno per scontato che vada con il Nord. Ma occorre ricordare che dal punto di vista macroeconomico la Francia sta addirittura peggio dell’Italia. Ha un deficit di bilancio pubblico che è circa due volte il nostro, e mentre noi siamo in surplus di bilancio nei pagamenti la Francia è in deficit, cioè non è un Paese abbastanza competitivo sui mercati internazionali.

Sarebbe la fine della Ue?
Se applicassero le famose regole dei tedeschi, la Francia dovrebbe andare nell’Europa più lenta, quella mediterranea, del cosiddetto “Club Med”. In realtà non ci andrà. Perché contano i rapporti di forza. La Francia ha la bomba atomica e la Germania no. Dunque si capisce che questa Unione si regge sui rapporti di forza, sulla violenza, sul dire io ho la bomba atomica e salgo in prima classe, tu non ce l’hai e vai in seconda. Si capisce che questa Unione nasce per risolvere una questione che non ha nulla a che vedere con i nostri problemi. La Ue nasce per il secolare conflitto tra Francia e Germania. Il problema è loro. Ma l’hanno risolto in un modo che soffoca anche noi. A mio avviso questo spiega che per l’Europa e segnatamente per l’euro le velocità giuste sono almeno 19 e non 2. Ed è lì che si arriverà.

La fine dell’euro è una prospettiva più attuabile di quanto si pensi, magari a partire dalla Germania?
La proposta che oggi tutti riscoprono, cioè che la Germania esca e lasci l’euro agli altri Paesi, la facemmo nel 2013 con Claudio Borghi e gli altri economisti del Manifesto di solidarietà europea. Ma va intesa come primo passo verso lo smantellamento dell’euro. Perché non ha alcun senso un euro di serie B, dove convivano con la forza Francia e Italia, due Paesi completamente diversi: si riprodurrebbero le tensioni attuali. Con l’uscita della Germania ci sarebbe un sollievo temporaneo, ma i problemi si ripresenterebbero.

Uscire dall’euro non è mai stata fantascienza o fantapolitica?
È fantascienza l’idea che noi potessimo restare dentro. Rimanere nell’euro aggrava tutti i nostri problemi, a partire dal debito pubblico. (segue)

ZEROHEDGE – LA VERA CATASTROFE DEL BREXIT: LE 400 PERSONE PIÙ RICCHE DEL MONDO PERDONO 127 MILIARDI DI DOLLARI

ZEROHEDGE – LA VERA CATASTROFE DEL BREXIT: LE 400 PERSONE PIÙ RICCHE DEL MONDO PERDONO 127 MILIARDI DI DOLLARI

Per lo scorno di tutti gli scettici, ZeroHedge conferma che il paventato disastro innescato dal Brexit si è effettivamente verificato: il crollo del mercato azionario successivo al referendum ha creato un buco di 127 miliardi di dollari nei patrimoni degli uomini più ricchi del pianeta, limandoli del 3,2%. George Soros l’aveva detto ai britannici: “state attenti, il Brexit vi renderà più poveri”. Non aveva precisato che si riferiva a se stesso e ai suoi colleghi miliardari, ma pare che i britannici l’abbiano comunque capito, votando di conseguenza.

di Tyler Durden, 25 giugno 2016

Nonostante l’allarmismo e le minacce di un’apocalisse finanziaria imminente se avesse vinto il Brexit, incluse le tremende previsioni  di gente come George Soros, la Banca d’Inghilterra, David Cameron (che ha anche invocato la guerra), e pure Jacob Rothschild, qualcosa di “inaspettato” è successo ieri : il Regno Unito è stata il mercato europeo con le migliori prestazioni a seguito dell’esito pro-Brexit.(segue)

Il cambio flessibile

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L’economista Lars Christensen ha suddiviso i Paesi del Vecchio Continente in due categorie:
A) La squadra VERDE composta da quegli stati la cui valuta può fluttuare liberamente rispetto alle altre.
B) La ROSSA di cui fanno parte quelle economie la cui valuta non può fluttuare liberamente perché ingabbiate in un’Unione Monetaria (come l’euro) o in un sistema di cambi rigido (il cosiddetto PEG) che non consente alla loro moneta di fluttuare liberamente (come la Danimarca).
La linea di partenza di questo esperimento è il 2007: l’inizio della grande crisi.
La squadra VERDE ha visto mediamente aumentare il rapporto debito pubblico/PIL di circa l’11%.
La squadra ROSSA (quelli col cambio fisso o con la moneta unica) invece di oltre il 25% .
Il cambio flessibile è un ammortizzatore. Lo abbiamo visto. Gli aggiustamenti di prezzo verso il basso (svalutazioni) consentono ai paesi in difficoltà (in caso di uno shock come quello del 2007) quel recupero di competitività necessario al rilancio dell’export, del turismo ed alla fine del mercato interno. Ne beneficerà il reddito e quindi in pratica il rapporto DEBITO/PIL.
(I dati sono del FONDO MONETARIO INTERNAZIONALE)

Roubini: la fine dell’Ue è più vicina di quanto si pensi

Roubini of New York University's Stern School of Business speaks during the Skybridge Alternatives Conference in Las Vegas
Nouriel Roubini of New York University’s Stern School of Business speaks during the Skybridge Alternatives (SALT) Conference in Las Vegas, Nevada May, 9, 2012. SALT brings together public policy officials, capital allocators, and hedge fund managers to discuss financial markets. REUTERS/Steve Marcus (UNITED STATES – Tags: BUSINESS EDUCATION)

L’Unione Europea è al bivio. E potrebbe presto imboccare la strada della dissoluzione secondo quanto dichiarato da Nouriel Roubini presidente del Roubini Global Economics Monitor nonché professore della New York University.

(domanda 6/31) “ci sarà inflazione? Dovremo fare la spesa con la carriola di banconote? Varranno carta straccia”

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Ieri abbiamo appreso che pur convertendo in misura 1:1 l’euro con la nuova moneta cambierà tutto. La nostra nuova moneta svaluterà rispetto alle altre. Pardon raggiungerà il giusto prezzo di mercato rispetto alle altre valute. I nostri prodotti saranno più convenienti. Sarà meno costoso per gli stranieri (in particolare tedeschi, austriaci etc che oggi hanno la nostra moneta) venire in vacanza in Italia o mettere una fabbrica. In altre parole tante occasioni di sviluppo che oggi non abbiamo perché abbiamo una moneta artificialmente forte. Ovviamente spenderemo di più nell’acquistare prodotti e servizi esteri. Quindi chiediamoci (domanda 6/31) “ci sarà inflazione? Dovremo fare la spesa con la carriola di banconote? Varranno carta straccia”

https://web.telegram.org/#/im?p=@menoeuropa

“Riprenderemmo la Lira? Avremmo ancora i vecchi milioni o miliardi?”

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Buongiorno amici. Ieri abbiamo compreso che uscire dall’€ non vuol dire uscire dall’Europa. Nell’UE ci sono paesi che non hanno € (UK, Svezia, Polonia, Ungheria, Danimarca etc) ed esiste anche il cosiddetto SPAZIO COMUNE EUROPEO (un mercato continentale disciplinato da trattati internazionali) di cui fanno parte paesi che neanche stanno nell’UE come Norvegia, Islanda e Svizzera ad esempio. Oggi risponderemo alla domanda 4/31 “Riprenderemmo la Lira? Avremmo ancora i vecchi milioni o miliardi?” Buona lettura

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