3 consigli per un perfetto colloquio via Skype

3 consigli per un perfetto colloquio via Skype

Usiamo le videochiamate per moltissimi motivi, tra i quali uno sempre più in auge è il colloquio conoscitivo di potenziali candidati da parte delle aziende. Ecco 3 suggerimenti per evitare spiacevoli inconvenienti ed avere ottime probabilità di successo in una call Skype.

Durante una call conoscitiva di lavoro è importante dare il meglio di sé e questo non dipende solo dalle nostre risposte. Possono infatti interferire anche fattori esterni che sono anch’essi di grande importanza per l’esito del nostro colloquio.

Per evitare spiacevoli inconvenienti, quindi, prepara il tuo colloquio Skype!

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1. Controlla in anticipo che tutto funzioni alla perfezione

Prima di iniziare la chiamata Skype, controlla che a livello tecnico sia tutto ok e funzionante. Sarebbe davvero un peccato, e non giocherebbe a tuo favore, dover interrompere la videochiamata o che essa sia disturbata da problemi come una connessione instabile, problemi al microfono o alla webcam. La maggior parte dei software di videochiamata, tra cuiSkype, danno la possibilità di realizzare questi check in pochi click.

2. Elimina i “corpi estranei” dallo sfondo

(segue)

La lotta di classe tra capitale e lavoro: perché Parigi è la partita decisiva.

La lotta di classe tra capitale e lavoro: perché Parigi è la partita decisiva.

di Lidia Undiemi

Mi batto da anni per porre all’attenzione dell’opinione pubblica come dietro all’attuale scontro fra Stati e mercati (ben rappresentati dalla Troika) si cela un pesante attacco del capitale al lavoro, che deve necessariamente passare per un indebolimento delle democrazie nazionali. Non è un caso, infatti, che le principali riforme richieste dai mercati, mediati dalla Troika, abbiano riguardato i diritti dei lavoratori, gravemente compromessi nei paesi dell’eurozona in cambio di ‘aiuti’ finanziari.
Per quanto riguarda l’Italia, non c’è nemmeno stato bisogno del commissariamento formale, è bastata la ormai famosa lettera del 5 agosto 2011 che il presidente della Bce, all’epoca dei fatti Jean-Claude Trichet, inviò al governo Berlusconi per dare il colpo di grazia al potere contrattuale dei lavoratori. Il documento conteneva la richiesta di interventi urgenti in materia di revisione delle regole sui licenziamenti, di razionalizzazione del sistema pensionistico, taglio dei salari e altro ancora. Noi li abbiamo accontentati.
Sino ad ora, i mercati hanno avuto vita facile nel dettare l’agenda politica nei paesi ‘deboli’. Ma la Francia è un’altra cosa, la storia insegna. L’imperativo europeo ‘facilitare i licenziamenti e abbassare i salari’ sta trovando una seria opposizione nei francesi, che hanno ben capito qual è la posta in gioco del ‘Ce lo chiede l’Europa‘. (segue)

LA RIVOLUZIONE DIGITALE HA STRAVOLTO IL CONCETTO DI “LAVORATORE”

LA RIVOLUZIONE DIGITALE HA STRAVOLTO IL CONCETTO DI “LAVORATORE”

Assedio ai sindacati. La rivoluzione digitale, che sostituisce l’ attività umana con quella dei robot e che impone una nuova organizzazione del lavoro con la ricerca di profili professionali fortemente autonomi e individualizzati, si affianca a processi già in corso da anni. 

il progressivo invecchiamento della popolazione che vuol dire meno giovani al lavoro, la flessibilità del lavoro precario, la recessione e poi la stagnazione dell’ economia che tende a dilatarsi e probabilmente a diventare permanente, la globalizzazione delle filiere produttive, la nuova deindustrializzazione (nel 2000 il manifatturiero rappresentava il 23% del Pil italiano, nel 2013 il 18).

Generazione Erasmus: superqualificati e superdisoccupati

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Dunque rischiamo di sprecare capitale umano perché non riusciamo a investirlo. I giovani di oggi hanno sicuramente delle skill diverse (e migliori) rispetto alle generazioni precedenti innanzitutto perché si sentono cittadini del mondo. Grazie agli scambi estivi tra famiglie, all’ Erasmus e ad altre esperienze all’estero vantano un passaporto con tanti visti. Da qui una maggiore consuetudine con le lingue straniere che si aggiunge alla fortuna di essere nativi digitali. Non va dimenticato poi come i nostri giovani abbiano maturato un orientamento più favorevole alla flessibilità e a questo punto l’identikit è quasi completo. Il guaio è che non siamo in grado di dare risposte valide che in primis impieghino questo capitale e poi servano a incrementarlo. Perché?