I Lie – David Lang

Annunci

Brancaleone alle crociate

Brancaleone_alle_crociate.JPG

Brancaleone alle crociate è un film commedia di Mario Monicelli del 1970, seguito ideale delle avventure narrate nel precedente L’armata Brancaleone

Brancaleone da Norcia è di nuovo in viaggio, ma senza la sua banda di straccioni. Questa volta è diretto in Terra Santa, alla conquista del Santo Sepolcro. Improvvisamente Brancaleone e i suoi, fedeli al papa Gregorio, vengono attaccati dai soldati seguaci dell’antipapa Clemente: si salvano solo quattro persone e lui, il quale, disonorato per non essere morto in battaglia, invoca l’Angelo della Morte che gli si palesa. Brancaleone, spaventato dall’apparizione, ottiene comunque una proroga di sette lune per avere il tempo di morire di una gloriosa morte. La proroga gli viene eccezionalmente concessa, anzi la Morte suggerisce a Brancaleone come trovare la sua agognata fine: a poca distanza da lì, sta per commettersi un crimine contro ad un innocente. Brancaleone con il fido cavallo Aquilante si “precipita” su luogo e, dopo un combattimento rocambolesco con l’assassino, salva la vita al neonato, che stava per essere ucciso dal soldato Thorz. Scopre così dal soldato tedesco sconfitto che il bambino è il figlio di Boemondo, re normanno di Sicilia partito per le Crociate, e che è stato il fratello del re, il principe Turone di Squillace, ad ordinare di ucciderlo; cavallerescamente si impegna a riconsegnarlo al padre, anche per ricevere ricca ricompensa. Raggiunto nel frattempo dai quattro superstiti decide di riprendere con questa nuova armata (a cui si aggiunge l’infido Thorz) il suo cammino verso Gerusalemme e, tutti assieme partono per nuove avventure.

Lungo la strada la squinternata compagnia incontra un penitente da sé nominatosi “Pattume”, colpevole di un peccato tanto ripugnante che non può essere rivelato ad orecchie umane; strappa dal rogo Tiburzia, una vera strega e la accoglie nel suo gruppo di sbandati, assieme ad un nano e, successivamente, un lebbroso; visita “lo Santo Romito Pantaleo“, un anacoreta esperto in peccati, per far assolvere il penitente; trova un albero con delle persone impiccate, con cui riesce a parlare grazie alla strega; viene inseguito dal principe Turone e dai suoi soldati e si offre come scorta del papa (Gregorio) in visita allo stilita Colombino. Risolta con una ordalia la contesa fra papa Gregorio ed il soggiunto antipapa Clemente, Brancaleone scopre la vera identità del lebbroso, che si rivela essere la bellissima principessa Berta d’Avignone, di cui cade innamorato, suscitando così la gelosia della strega.

Finalmente l’armata arriva nel campo dei cristiani, posto sotto le mura di Gerusalemme. Brancaleone riconsegna il bimbo al padre, ma questi non riconosce il bambino come proprio, in quanto non trova la voglia sul sedere tipica di tutti i membri della stirpe. La strega deve quindi rivelarsi per ciò che è, dicendo che è stata lei a togliere la voglia, una delle sue prerogative. Convinto della cosa il Re Boemondo accoglie il bambino e l’armata presso di sé, a patto che la strega venga allontanata dal campo dei cristiani.

Il giorno successivo l’esercito crociato, falcidiato dalle malattie, si appresta a dare l’ultimo assalto alle mura della Città Santa ma, proprio nel momento dell’attacco, un’ambasceria del Califfo propone al Re di risolvere la questione con una disfida tra cinque nobili cristiani ed altrettanti nobili saraceni, proposta che viene accettata dal Re Boemondo, carente di forze fresche. Al momento della scelta Brancaleone si offre di partecipare e viene accolto tra i cinque sfidanti, ma sorge una disputa sulla sua nobiltà, che non viene riconosciuta dall’esperto Finogamo, anzi ne viene accertata la provenienza plebea e viene apostrofato come “norcino“, provocando così la sua esclusione dalla tenzone e le ire delle Principessa Berta, che si allontana sdegnata dal sedicente cavaliere. Al torneo parteciperanno così quattro cavalieri, poiché mancano forze valide tra cui poter scegliere il quinto.

Parte così la disfida e si decide che il vincitore avrà il diritto di vita e di morte sullo sconfitto: ma le cose si mettono subito male per i quattro cristiani, che vengono man mano uccisi dai nemici, tra i quali si è schierato anche Turone di Squillace che si è convertito all’Islam, in aperta ostilità contro il fratello Boemondo. Sconfitto l’ultimo cristiano, la disfida sembra perduta per tutti i crociati, ma all’improvviso si precipita sul campo Brancaleone che si offre come quinto cavaliere. Il Re, vistosi perduto, si affida dunque al nuovo arrivato e lo nomina barone sul campo, permettendogli così di partecipare al duello ed anzi promettendogli Berta in sposa. L’eroico cavaliere riesce ad uccidere i quattro saraceni ed affronta così Turone, ultimo rimasto. Ma proprio mentre sta per menare il fendente decisivo, Brancaleone perde la contesa per una noce di cocco che gli cade sul capo scoperto ad opera di un maleficio della strega che, innamorata e gelosa, non può accettare che Berta diventi moglie del vincitore.

Brancaleone si risveglia dal colpo nel deserto e resosi conto di quanto successo, si convince di quanto inutile sia stato il suo peregrinare, ma quando si presenta la strega e gli spiega cosa ha fatto, si riprende e la rincorre per ucciderla; ma ecco che si ripresenta l’Angelo della Morte, che al termine delle sette lune è venuto a reclamare il suo credito: con tono soddisfatto dice di avere ucciso tutti i cristiani tranne la principessa Berta d’Avignone, il soldato Thorz (convertitosi all’Islam) ed il re Boemondo, salvato dal suo titolo regale: manca quindi solo un’anima per pareggiare il conto. Brancaleone prende la spada in pugno e affronta l’angelo della morte in duello, riuscendo perfino a sferrargli un colpo fatale. Ma l’angelo è invincibile e Brancaleone si rassegna ad essere ucciso, ma proprio nell’istante del colpo fatale la giovane strega si butta su Brancaleone e viene uccisa dalla falce della Morte, che comunque è paga: cercava un’anima e l’ha avuta.

Brancaleone riparte e poco dopo incontra una gazza, che riconosce essere la giovane strega ritornata ad una delle sue vecchie sembianze.

Il Santa Maria della Scala si dovrebbe trattenere solo i costi fissi, il resto del biglietto, sarebbe bene che andasse alla ricostruzione delle zone terremotate. — Il Blog di Pierluigi Piccini

Norcia, “la speranza rinasce dai capolavori”. http://www.culturaitalia.it/opencms/it/contenuti/eventi/Norcia___la_speranza_rinasce_dai_capolavori_.html?language=it

via Il Santa Maria della Scala si dovrebbe trattenere solo i costi fissi, il resto del biglietto, sarebbe bene che andasse alla ricostruzione delle zone terremotate. — Il Blog di Pierluigi Piccini