Ho visto cose che voi umani…

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Indovina chi viene a cena?

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Indovina chi viene a cena? (Guess Who’s Coming to Dinner) è un film del 1967 diretto da Stanley Kramer ed interpretato da Spencer Tracy, Sidney Poitier, Katharine Hepburn, Katharine Houghton e Isabel Sanford.

Anni sessanta: Joanna “Joey” Drayton, una ragazza bianca americana, cresciuta in un’agiata famiglia liberal di San Francisco, si innamora di John Prentice, uno stimato medico afroamericano conosciuto dieci giorni prima alle Hawaii.

I due hanno deciso di sposarsi e si recano a San Francisco, dove Joey intende presentare il fidanzato ai propri genitori, il padre Matt e la madre Christina, prima che questi riparta la sera stessa per New York, e poi per Ginevra, dove lo attende un impegno di lavoro e dove hanno previsto di convolare a nozze.

Joey vorrebbe seguire subito il suo adorato John, ma lui esige prima l’incondizionata approvazione dei genitori di lei alla loro unione. Christina, commossa dalla sincerità dell’unione, aderisce all’entusiasmo della figlia, ma Matt, troppo preoccupato per le difficoltà cui la coppia andrebbe incontro, non è propenso a dare la propria approvazione. La situazione diventa ancora più intricata allorché, invitati da Joey, i genitori di John – i quali ignorano che la ragazza è bianca – vengono a cena dai Drayton per conoscere lei e la sua famiglia.

In un primo momento, i genitori dei rispettivi figli si ritrovano a chiacchierare impacciati, ma poi la situazione prende una piega più decisa: le madri si ritrovano d’accordo nell’accettare un amore così sincero, i padri non vogliono a nessun costo accettare le condizioni, mentre John si ribella al padre rivelandogli il suo amore che va ben oltre il colore della pelle. Joey, però, è ancora all’oscuro di tutto, poiché impegnata a fare le valigie per quello che, secondo lei, sarà un sicuro matrimonio. Alla fine Matt Drayton richiamerà tutti in salotto per rivelare che anche per lui l’amore è una cosa ben più importante della diversa pigmentazione della pelle, concludendo che Joanna “Joey” e John sono “due esseri speciali”.

Le iene

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Le iene (Reservoir Dogs) è un film del 1992 diretto da Quentin Tarantino, al suo esordio in un lungometraggio. Introduce molti temi caratteristici del regista: la violenza, l’avantpop, i dialoghi sfrontati e barocchi, il forte humor nero e la cronologia frammentata.

Los Angeles: il malavitoso Joe Cabot, insieme al figlio Eddie “il bello”, raduna sei rapinatori professionisti per un colpo ai danni di un grossista di diamanti. Il gruppo è composto in parte da vecchie conoscenze di Cabot, in parte da esperti professionisti.

Regola principale del gruppo è di non parlare mai di se stessi e di mantenere il reciproco anonimato, usando come nome quello di un colore: Lawrence Dimmick (vecchio amico di Joe) è Mr. White; Victor Vega (fedelissimo ai Cabot, avendo passato quattro anni in prigione senza fare il loro nome al processo) è Mr. Blonde; il puntiglioso e polemico Mark Nussy sarà Mr. Pink; l’estroso Dennis Koonstock verrà chiamato Mr. Brown; il taciturno Roy Spafucci sarà Mr. Blue; infine Freddy Newandyke sarà Mr. Orange.

La rapina si rivela una vera strage: Mr. Blonde dà inizio ad una sparatoria con la polizia, che irrompe improvvisamente, uccidendo senza scrupoli chiunque gli sembri pericoloso e scappa prendendo in ostaggio un poliziotto; Mr. Blue rimane ucciso nello scontro a fuoco e il gruppo si divide per fuggire meglio. Mr. Pink riesce con difficoltà a scappare, portando al sicuro i diamanti. Mr. White e Mr. Orange fuggono con un’auto alla cui guida c’è Mr. Brown, che sarà colpito a morte dalla polizia. L’auto è diventata inutilizzabile e Mr. White con Mr. Orange vanno quindi alla ricerca di un altro mezzo. Fermano un’auto con alla guida una donna che tira fuori una pistola, cogliendo di sorpresa Mr. Orange e sparandogli allo stomaco, finendo subito dopo uccisa dallo stesso. Mr. Orange è sanguinante, così Mr. White decide di portarlo al capannone che il gruppo ha fissato come punto di ritrovo. Mentre è in macchina con Orange, White, che è entrato molto in confidenza con lui, gli rivela il proprio nome. Poco dopo arriva anche Mr. Pink, che inizia a polemizzare, prendendo White in disparte, sulla dinamica poco chiara della rapina: secondo Pink i poliziotti sono intervenuti troppo tempestivamente, probabilmente erano già lì sul luogo, avvertiti da un infiltrato nella banda.

Arriva anche Mr. Blonde, con il poliziotto Marvin Nash nel bagagliaio della sua auto. Nell’attesa dell’arrivo di Eddie, Mr. Pink, Mr. White e Mr. Blonde iniziano a prendere a calci e pugni l’agente Nash, affinché dica loro chi è l’infiltrato.

Appena giunto, Eddie ordina a Mr. Pink e Mr. White di seguirlo per recuperare la refurtiva e chiamare un medico per Mr. Orange. I due obbediscono e lasciano Blonde con il poliziotto e Orange. Rivelandosi un sadico torturatore, Blonde estrae il suo rasoio dallo stivale e sfregia il volto al poliziotto, legato ad una sedia, finendo col tagliargli pure un orecchio e si appresta a bruciarlo vivo inzuppandolo di benzina quando Orange, svuotandogli un intero caricatore addosso, lo uccide. Dopo questo atto, Mr. Orange spiega all’agente Nash di essere un poliziotto e che presto, appena Joe sarà ritornato, i poliziotti circonderanno l’edificio e loro due verranno salvati.

Eddie, Pink e White tornano al capannone, increduli del massacro avvenuto in loro assenza: Orange prova a dare spiegazioni a Eddie, ma questi uccide senza esitare Nash, non credendo alla storia di Orange. Per ultimo arriva Joe Cabot, che accusa apertamente Mr. Orange di essere l’infiltrato della polizia e gli punta contro la pistola. Dal canto suo, Mr. White crede al suo compagno e difende Orange, puntando la pistola su Joe. Eddie, per difendere il padre, punta a suo volta la pistola a White. Mr. Pink, spaventato, si rifugia nel sottoscala del magazzino.

A questo punto la situazione degenera velocemente e in pochi secondi Joe spara a Orange, White spara a Joe, Eddie spara a White e White spara di rimando a Eddie: alla fine solo White e Orange, gravemente feriti, sopravvivono. Pink, uscito dal sottoscala, fugge prendendo con sé la borsa con i diamanti, ma come si può sentire dai dialoghi in sottofondo, viene fermato ed arrestato appena esce all’esterno del magazzino dalla polizia appena arrivata. Orange e White, ancora vivi, si avvicinano: negli ultimi istanti di vita, Orange rivela a White di essere realmente l’infiltrato. I poliziotti irrompono nel locale ed intimano a White di gettare la pistola che sta puntando sul viso di Orange: dopo un istante di silenzio, White spara a Orange, venendo a sua volta crivellato dai colpi dei poliziotti.

Era mio padre

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Era mio padre (Road to Perdition) è un film del 2002 diretto da Sam Mendes, basato sull’opera a fumetti di Max Allan Collins

1931, Illinois (USA). Michael “Mike” Sullivan, padre amorevole e marito affettuoso, lavora come killer per conto dell’irlandese John Rooney, boss mafioso che l’ha cresciuto come un figlio. Una sera il figlio maggiore, Michael Jr., assiste ad una “esecuzione” operata dal figlio di Rooney, Connor, e da suo padre. Temendo che il ragazzino racconti tutto, Connor decide di eliminarlo, uccidendo però la moglie e il figlio più piccolo di Mike.

Per quest’ultimo e per Michael Jr. inizia dunque una disperata fuga. Per trovarli e giustiziarli, Connor ingaggia Maguire, un killer dal profilo psicologico contorto, il cui lavoro ufficiale è quello di fotografare i morti ammazzati. Dopo essere sfuggiti parecchie volte al sicario, e dopo aver affrontato ed eliminato John e suo figlio Connor, Mike e il figlio Michael Jr. arrivano al confronto decisivo con Maguire, che si introduce furtivamente nella villa al lago dove padre e figlio dovevano vivere una vita tranquilla, sparando alla schiena a Mike, e quest’ultimo, mentre il figlio sta per essere aggredito, spara a Maguire e lo uccide. Michael Junior accorre da suo padre, gravemente ferito, e suo padre gli muore tra le braccia. Il ragazzino continua la propria vita nella fattoria di due contadini che pochi giorni prima avevano curato Michael Sullivan dopo che era stato ferito ad un braccio. Lì il piccolo Mike crescerà ricordando quelle sei settimane, in cui dietro al padre, aveva visto tutto ciò di cui è capace l’animo umano. Forse anche grazie a questa incredibile esperienza riesce a perdonare quell’uomo che per lui non era né buono né cattivo, ma semplicemente suo padre.

Lost in Translation – L’amore tradotto

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Lost in Translation – L’amore tradotto (Lost in Translation) è un film del 2003, scritto, diretto e prodotto da Sofia Coppola con protagonisti Bill Murray e Scarlett Johansson. Il film ruota intorno al particolare rapporto tra l’attore in declino Bob Harris e la neolaureata Charlotte, nato in un grande hotel di Tokyo

Due americani, il maturo Bob e la giovane Charlotte, si incontrano e fanno amicizia in un lussuoso albergo di Tokyo. Star del cinema in declino, Bob è arrivato per girare uno spot pubblicitario di una marca di whisky; il lavoro non lo entusiasma e ha sempre la sensazione di mancare qualcosa nelle traduzioni degli interpreti. Charlotte accompagna John, il marito, fotografo in ascesa che non rinuncia mai ad un incarico e per questo la trascura; le telefonate ad amici e famigliari lasciano intuire una situazione di grande solitudine interiore. Bob e Charlotte passano molto tempo in albergo; la notte, presi entrambi dall’insonnia, si rifugiano al bar sempre aperto.

Quando John parte per un impegno fuori città, i due passano più tempo insieme. Si conoscono sempre meglio, affrontano argomenti come il lavoro, il matrimonio e la famiglia (Bob ha moglie e due figli), escono, frequentano altre persone, vanno in qualche locale. La Tokyo allucinata delle luci e dei video game non fa per loro: più spesso restano in camera, parlano, si guardano e si capiscono perfettamente.

Dopo aver accettato di partecipare ad uno show televisivo nei giorni in cui Charlotte fa una escursione a Kyoto, Bob capisce che è il momento di ripartire. Quella notte, tuttavia, la cantante del nightclub si avvicina a lui e i due passano la notte insieme. La mattina dopo Charlotte, passata a trovarlo per un invito a pranzo, lo capisce e si irrita. I due pranzano insieme e la ragazza è ancora molto fredda. La sera Bob le annuncia che tornerà a casa il giorno dopo e Charlotte si rattrista.

I due passano un’ultima serata insieme al bar, dove dai loro sguardi e dalle loro parole è ancora evidente la magica alchimia che si è creata tra loro. Bob le confessa di non voler partire e Charlotte gli suggerisce di restare con lei. La mattina dopo Bob sta per lasciare l’albergo e tra i due avviene un saluto imbarazzato e triste. Ma poi dal taxi verso l’aeroporto Bob rivede Charlotte che cammina per strada. Si ferma, la raggiunge e i due si abbracciano teneramente. Bob le sussurra qualcosa all’orecchio e infine la bacia. Charlotte piange. I due si salutano di nuovo, questa volta felici, e Bob va verso l’aeroporto.

Il paziente inglese

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Il paziente inglese (The English Patient) è un film del 1996 diretto da Anthony Minghella, tratto dall’omonimo romanzo dello scrittore canadese Michael Ondaatje.

Seconda guerra mondiale. Il conte ungherese László Almásy non ha più un viso da quando il suo aereo è precipitato nel deserto e tutto il suo corpo si è trasformato in una gigantesca piaga. Hana è una giovane infermiera canadese, ha perso in guerra il suo fidanzato e successivamente la sua migliore amica in seguito ad un incidente nel convoglio su cui viaggiavano: a causa di queste tragedie decide di abbandonare i commilitoni e stabilirsi in un convento abbandonato vicino a Pienza (Siena) in attesa della imminente fine del conflitto.

In questa casa si prenderà cura dell’uomo sconosciuto che lei chiama “paziente inglese”; tra le altre cose Hana legge quotidianamente al suo malato un libro a cui lui sembra tenere più di ogni altra cosa. Leggendo le Storie di Erodoto, Hana comincia ad essere attratta dal paziente e dai suoi misteri e nel frattempo sono proprio queste letture che riportano il paziente indietro nel tempo, a continui, piacevoli ma anche dolorosi ricordi; lo riportano soprattutto al periodo prima della guerra, quando nel deserto del Nord Africa, che doveva mappare per conto della Reale Società Britannica, aveva conosciuto l’amata Katherine, pur sposata con il lord inglese Geoffrey Clifton.

Nel monastero trovano alloggio anche una spia canadese, infiltrata nei partigiani con lo scopo di disarmarli vista l’imminente fine del conflitto, di nome David Caravaggio, che conosce il nome e la storia del misterioso “paziente inglese” a causa di misteriosi contatti tra i due nel passato; e in seguito l’artificiere sikh Kip Singh, che si stabilirà nel monastero per bonificare la zona dalle bombe e mine antiuomo piazzate dai tedeschi. La presenza dell’artificiere consente ad Hana di dimenticare il suo fidanzato defunto e la sua morbosa passione per i ricordi del “paziente inglese” per concentrarsi sull’amore sano e genuino che nutre nei confronti del giovane sikh.

Scent of a Woman

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Scent of a Woman – Profumo di donna (Scent of a Woman) è un film del 1992 diretto da Martin Brest, con protagonista Al Pacino. È il remake dell’omonimo film Profumo di donna del 1974, diretto da Dino Risi e interpretato da Vittorio Gassman, tratto dal romanzo Il buio e il miele di Giovanni Arpino del 1969.

Charlie Simms è studente presso una prestigiosa scuola del New England, pur non provenendo da una famiglia agiata come la maggior parte dei suoi compagni. Per pagarsi il viaggio in aereo che gli avrebbe permesso di tornare dalla sua famiglia per Natale, Charlie accetta un lavoro temporaneo durante il week-end del Ringraziamento per fare da accompagnatore a Frank Slade, un tenente colonnello in pensione cieco, dal carattere scorbutico e dedito al bere.

Charlie e George Willis, Jr., un altro studente, assistono alla preparazione di uno scherzo che viene perpetrato ai danni del preside della scuola, Mr. Trask; questi apre un’inchiesta e mette pressione ai due testimoni affinché rivelino i nomi dei colpevoli. Trask infatti minaccia Charlie di togliergli la borsa di studio per Harvard, mentre l’altro studente ha poco da temere, essendo suo padre uno dei finanziatori della scuola.

Durante i giorni di festa, il giovane, tormentato da questa minaccia, trascorre il suo tempo con il colonnello Slade, che lo trascina a sorpresa a New York, al Waldorf-Astoria Hotel, rivelandosi un uomo dalla personalità poliedrica: a tratti irascibile e spigoloso, in altri istanti ironico e autoironico, in altri istanti irresistibile seduttore di donne, per le quali ha una particolare passione.

Il giorno del Ringraziamento, i due si recano a casa del fratello maggiore del colonnello, dove questi impressiona i commensali con aneddoti sconci. Il giorno dopo, per combattere lo strano abbattimento morale di Slade, Charles lo porta a fare un giro su una Ferrari, sua altra grande passione.

Nello stesso pomeriggio, in un fulmineo atto di eroico coraggio, il ragazzo lo salva da un tentato suicidio. A questo punto, tra i due si sviluppa un rapporto padre-figlio. Il giovane racconta dei suoi problemi a scuola, ma il colonnello rimane evasivo in fatto di consigli, in quanto ha già scoperto che Charles non intende svelare il nome dei colpevoli, non cedendo al ricatto del preside.

Terminato il rocambolesco week-end, l’intera Beard School viene convocata in assemblea da Trask, per discutere gli ultimi avvenimenti. A sorpresa appare il colonnello in difesa di Charlie in loco parentis, il quale, durante un memorabile intervento, accusa la Beard School di preparare leader disonesti, se qualcuno ha potuto sperare di corrompere il giovane Charles assicurandogli un futuro.

A questo punto, la commissione di disciplina studenti-docenti scagiona Charles da ogni responsabilità nella vicenda, e un umiliato preside Trask ne prende atto, mentre il colonnello Slade torna a casa della nipote.