LA VIA LAURETANA SENTIERO N. 309 TRATTO DA BELFIORE DI FOLIGNO A PLESTIA

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La Via Lauretana: Assisi e Loreto, due delle mete di pellegrinaggio più frequentate in Italia, San Francesco e la Santa Casa di Nazaret.

Le unisce un itinerario percorribile in entrambe le direzioni, immerso nella natura incontaminata dell’Appennino o nelle lussureggianti campagne Umbro-Marchigiane, passando per borghi suggestivi e ricchi di storia.

La parte Folignate del percorso inizia da Belfiore, paese adagiato nella parte finale della valle del Menotre a cui si arriva dal capoluogo in ca. 1 ora di cammino, prosegue inerpicandosi per l’Altolina (cascate del Menotre) passa per il caratteristico borgo di Pale e dopo aver toccato Ponte Santa Lucia svolta fino ad arrivare a Sostino, antico punto di sosta, da cui il nome.

Dopo Sostino si dirige, attraverso una comoda sterrata a tratti circondata da verdi boschi e offerente bei panorami sulle montagne circostanti, verso i Piani di Ricciano, tocca Forcatura, Colfiorito e infine arriva a Plestia, sito ricco di millenni di storia, da qui la Via entra nelle Marche.

Da Belfiore a Plestia
Km 19
Dislivello +790 – 345 mt.
Difficoltà E (Escursionisti)

per saperne di più e scaricare la mappa .gpx

Studio ‘riscrive’ storia specie di Lucy, forse era poligama

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Studio ‘riscrive’ storia specie di Lucy, forse era poligama

Nuove orme di ominidi scoperte a Laetoli, in Tanzania

14 dicembre, 18:23

Rappresentazione artistica della passeggiata dei cinque ominidi che hanno lasciato le impronte nel sito di Laetoli 3,66 milioni di anni fa  (fonte: Dawid A. Iurino/CC BY 4.0)Rappresentazione artistica della passeggiata dei cinque ominidi che hanno lasciato le impronte nel sito di Laetoli 3,66 milioni di anni fa (fonte: Dawid A. Iurino/CC BY 4.0)

Nuove orme di ominidi scoperte a Laetoli, nella Ngorongoro conservation area in Tanzania, aprono prospettive inedite sullo studio del comportamento sociale dell’Australopithecus afarensis, la stessa specie della famosa Lucy (l’esemplare femmina i cui resti furono scoperti nel 1974 in Etiopia), rivoluzionando l’immagine “romantica” dei nostri antenati vissuti 3.6 milioni di anni fa. E’ quanto emerge da una ricerca, pubblica sulla rivista eLife, condotta dalla scuola di paleoantropologia dell’Università di Perugia in collaborazione con ricercatori degli Atenei di Pisa e Firenze, Sapienza di Roma, Dar es Salaam.

L’immagine “romantica” dei nostri antenati
La scoperta fornisce altre importanti informazioni sui nostri antenati, perchè permette di capire qualcosa di più sul loro aspetto fisico e sulla loro organizzazione sociale. “Le vecchie impronte – spiega Giovanni Boschian dell’Università pisana – rinvenute negli anni Settanta da Mary Leakey avevano portato a numerose interpretazioni, la più famosa delle quali è quella della coppia di ominidi che passeggia col braccio di lui sulla spalla di lei seguiti da un terzo individuo di medie dimensioni. Le tracce appartenevano infatti a tre individui, due che procedevano affiancati (grande e piccolo/maschio e femmina) e il terzo (il medio) che camminava nelle impronte del più grande.

Forse erano poligami
Le nuove orme, ritrovate a circa 150 metri dalle vecchie, appartengono ad altri due individui, uno molto più grosso degli altri, probabilmente un maschio, l’altro di medie dimensioni. Ne consegue che probabilmente non si trattava di una famiglia formata da una coppia monogamica padre-madre più figlio, ma di un gruppo costituito da un grande maschio dominante e vari altri individui di vari sessi e dimensioni”. Le orme del grosso maschio sono sorprendentemente più grandi di quelle del resto del gruppo, suggerendo dimensioni corporee che lo rendono il più grande rappresentante di Australopithecus afarensis identificato finora, con una statura stimata di 1.65 metri. L’ipotesi è dunque che il ‘quintetto’ di Laetoli fosse composto da un maschio, due/tre femmine e uno/due giovani, fatto che porta a smentire la ricostruzione classica.